LE ESPERIENZE ITC DI MARCELLO BACCI
di PAOLO PRESI
E’ per me un gran piacere ed onore partecipare a questo importante Congresso Internazionale e per questo desidero esprimere i miei più sentiti ringraziamenti alla Dr. Anabela Cardoso ed al Professor David Fontana per il loro gentile invito.
La mia relazione è una testimonianza delle eccezionali esperienze di Transcomunicazione Strumentale che avvengono a Grosseto, una piccola città dell’Italia Centrale, presso il laboratorio di Marcello Bacci.
Per la sua trentennale attività nel campo della transcomunicazione strumentale Marcello Bacci è considerato il decano di questa ricerca. Le voci che si ricevono da 35 anni a Grosseto hanno fatto il giro del mondo.
Il suo primo incontro con il paranormale risale al 1949 quando occasionalmente partecipò a Londra ad una seduta medianica che segnò in modo indelebile la sua vita futura. Risale a quel tempo il suo incontro-scontro con il paranormale che, negli anni successivi, si trasformò in un profondo interesse che lo portò ad approfondire tutti gli aspetti di queste fenomeniche.
Il suo incontro con le «voci» risale agli inizi degli anni ‘70 quando giunse a conoscenza delle ricerche condotte da Friedrich Jurgenson in Svezia.
Ciò che lo stimolò maggiormente fu che bastava adoperare un semplice magnetofono, cioè un mezzo elettromeccanico, che poteva sostituire quello umano, cioè il medium.
L’imponente fenomenologia, che nell’arco di trent’anni si è svolta a Grosseto, vede questo tenace indagatore dell’ignoto sempre teso ad individuare nuove aperture in «quel mondo meraviglioso» -come egli stesso lo definisce- di cui non è mai soddisfatto e che vorrebbe abbracciare in un sol colpo e da tutte le prospettive possibili.
Dotato di una creatività prorompente, quando lo si conosce a fondo, la sua personalità si rivela essere incondizionata e libera, insofferente a qualsiasi limitazione derivata da imposizioni dogmatiche e culturali che potrebbero precludergli quelle aperture che la sua lunga esperienza gli ha indicato essere possibili.
Nella sperimentazione di Bacci sono stati testati vari metodi ed apparecchiature. Dopo le prime registrazioni microfoniche e ai vari tentativi fatti con nuove apparecchiature, da 15 anni i suoi esperimenti avvengono tramite una vecchia radio a valvole Normende.
Questi si svolgono alla presenza di numerose persone, fino ad un massimo di circa settanta partecipanti.
Lo incontrai per la prima volta nel 1974 ed assistetti ad alcuni suoi esperimenti. All’epoca egli effettuava registrazioni microfoniche e le voci da lui ricevute rientravano nella media qualitativa delle voci ottenute con questo metodo.
Ritornai da lui nel 1978 ed assistetti ad un altro esperimento microfonico. A distanza di quattro anni le sue voci erano sensibilmente migliorate, assumendo le caratteristiche acustiche di base che si possono riscontrare nelle voci radiofoniche che riceve oggi.
Si trattava di forti voci timbriche, inserite in una sorta di vibrazione acustica che perdurava per tutto il tempo della comunicazione (circa 5 secondi).
Il loro caratteristico ritmo di dizione, un po’ cantilenante, tipico delle «voci» microfoniche, era praticamente scomparso per assumere una scansione verbale di carattere «impulsivo», come se le voci si estrinsecassero per «pacchetti di energia».
Anche le «voci» ottenute tramite la radio erano sensibilmente migliorate per intensità sonora, chiarezza e durata. Il carattere «impulsivo» nella pronuncia delle parole era divenuto ancora più evidente, con una continua variazione della velocità di pronuncia dei fonemi, come se la personalità comunicante cercasse di adattare continuamente la propria situazione temporale alla nostra.
Descriverò ora come si svolge un esperimento tipico del Bacci.
Di norma egli si sintonizza sulle onde corte, su una frequenza compresa tra i 7 e i 9 Mhz, in una zona non disturbata dalle normali radioemissioni.
Dopo un’attesa di circa 10÷20 minuti la sonorità di fondo esistente viene modificata. Spariscono i forti rumori e compare un segnale acustico caratteristico, simile ad vortice di vento in avvicinamento, che si ripete a brevi intervalli tre o quattro volte. Alla fine sopraggiunge il silenzio e le «voci» puntualmente iniziano a manifestarsi, instaurando con Bacci e gli eventuali ospiti presenti, un vero e proprio dialogo.
L’emissione vocale paranormale non è continua ma intervallata da pause. I «messaggi» possono avere una durata variabile: da un minimo di una decina di secondi ad un massimo di 3÷4 minuti. Alle volte i contatti si concludono con dei cori solenni molto suggestivi. Una volta terminato il contatto ricompare la sonorità di fondo del normale funzionamento della radio.
L’esperimento, nella sua globalità, dura una quarantina di minuti circa.
Gli invisibili interlocutori affermano di essere Entità spirituali; talvolta dicono «E’ lo Spirito che ti parla» oppure iniziano la comunicazione direttamente senza fornire la propria identità.
Ogni comunicazione rivela, con inequivocabile chiarezza, la presenza di intelligenze autonome, differenti tra loro, oltre che per il timbro e l’eloquio, anche per il contenuto emozionale e di pensiero.
Le «voci» affrontano i più svariati temi, scelti liberamente, in quanto Bacci preferisce non interferire, limitandosi a porre solo saltuariamente qualche domanda.
La tematica principale delle comunicazioni è imperniata sullo scopo e sul significato di questi contatti il cui fine è quello di aiutare a comprendere ciò che sta «oltre».
Frequenti sono i loro inviti ad un «risveglio», per una trasformazione interiore ed un consapevole cambiamento della «nostra struttura gnoseale», (“gnoseale” è un neologismo derivato dal greco “gnosis”, cioè conoscenza, ricerca) intendendo con questa frase a non voler ridurre ogni nostra conoscenza alle sole leggi della ragione e pretendere di razionalizzare eventi che «non sono di ordine scientifico ma di altro ordine».
Ecco due esempi d’intervento su questo tema:
· «Lo Spirito è presente, è lui che parla, Bacci. Dice qualcosa di più. E’ un modo nuovo di pensare una nuova Verità e gli autentici valori della vita, la nostra Vita».
· «Qui c’è il Saggio, è questa la mia voce, anzi è la presenza oggettiva della mia parola. E’ un modo personale per portare alla luce cose meravigliose e per comunicare il mio pensiero.
Ascolta e lasciati guidare da queste parole per arricchire sempre più questo vostro grande tesoro nato in terre lontane. Per tutti: è necessario sostituire la pretesa di possedere la verità con l’impegno di cercare la verità, assieme agli altri, per il beneficio di tutti.»
Alle volte, non senza una certa vena ironica e critica, le Entità esortano i presenti a superare l’incapacità umana a proiettarsi su di un piano più elevato come quando affermarono:
«Certune persone che sono qui non sono spinte dalla fede ma dalla curiosità. Molti apparentemente vengono a cercare un segno.
Spendere bene la vita, riflettere attentamente fratelli questi fenomeni straordinari.
Caro Bacci, questo magnifico privilegio di esservi vicino in un buio salotto così intimo, è così bello poter ospitare lo Spirito!
Alle mamme che non hanno capito ciò che avevo detto: la vita non finisce in questa terra con la vostra morte, non dimentichiamolo mai. Vi è un mondo nuovo!
Allontanate tutte le incertezze, i dubbi, le ansietà: figlio, vedi, io sono qua vivo!»
La sperimentazione iniziale del Bacci fu fatta con modalità in pratica uguali a quelle d’altri sperimentatori dell’epoca, quali Friedrich Jurgenson e Konstantin Raudive.
Come s’è detto la sua fenomenica ha subito nel corso degli ultimi decenni una notevole evoluzione.
Molti fattori concorsero a questo processo: l’assiduità e la tenacia nella sperimentazione, la presenza costante e stimolante di altri compagni di sperimentazione, quali Luciano Capitani, Sergio Giomi, Silvana Pagnotta. Molti altri nel tempo si aggiunsero a creare quella cerchio armonico assolutamente necessario per un’ottimizzazione psicologica del gruppo.
Di fondamentale importanza fu anche l’aver aperto il Centro ai genitori che avevano perso un figlio e che nei contatti con il proprio congiunto trovarono conforto.
Il concorso di tutti questi fattori portò sicuramente ad uno sviluppo della sua medianità che sfociò dapprima in un sensibile aumento della durata e della qualità acustica delle comunicazioni poi nell’insorgere di altre manifestazioni ad effetti fisici.
Il coinvolgimento medianico del Bacci trova piena conferma nel fatto che i contatti avvengono solamente quando lui è presente.
Alle volte alcuni appartenenti al Centro hanno tentato, in sua assenza, di stabilire un contatto, operando con la stessa radio, senza però ottenere alcun risultato.
Questo importante aspetto depone a favore dell’ipotesi che la transcomunicazione strumentale necessiti di una base medianica.
Indizi a favore di tale ipotesi si possono riscontrare in due episodi, che ritengo molto indicativi, verificatisi nel corso della sperimentazione di Bacci.
Il primo riguarda la perfetta inalterabilità della voce comunicante anche dopo aver rimosso, a titolo sperimentale, alcune valvole dalla radio.
Si è potuto constatare lo stesso fenomeno anche quando, durante la manifestazione della «voce», viene variata la frequenza di ricezione (cioè ruotando la manopola di sintonia). In entrambi i casi la comunicazione non viene minimamente influenzata. Ciò dimostra che, una volta innescato il fenomeno, la funzione propria del radioricevitore, cioè quella di rilevare e demodulare onde elettromagnetiche, viene a decadere.
Fin dall’emergere della sua medianità Bacci ha sempre rifiutato in modo deciso la trance a incorporazione poiché lo avrebbe reso uno strumento passivo, situazione questa assolutamente incompatibile con la sua mentalità concreta, volta alla completa controllabilità dei fenomeni che si dinamizzano nel corso degli esperimenti.
La sua è sempre stata una ricerca di prove concrete ed inequivocabili: la sola comunicazione verbale da parte delle Entità non lo ha mai soddisfatto completamente. Per questo motivo la sua iniziativa e caparbietà lo portò a ideare sempre nuovi esperimenti per riuscire ad ottenere delle prove concrete, suscitando spesso anche riprovazione e critica da parte degli invisibili interlocutori.
Questa continua ansia di voler pretendere sempre di più trovò altrettanta pazienza e comprensione da parte delle Entità, impossibilitate ad interferire con le sue scelte strane e originali.
In un contatto risalente agli inizi del 1990 fu così criticato il suo comportamento sia verso se stesso sia nei confronti del fenomeno:
«Frustrato dallo scetticismo, ossessionato dagli incubi della sua esperienza, è ipocondriaco e infelice, non riesce più a vivere un’esistenza normale. Non cerca di non pensarci, continuando la vita di sempre.
E’ che non percepisce il resoconto appassionante del difficile viaggio verso le grandi ed infinite possibilità della spiritualità umana.
Marcello, rispondi solo a questa domanda: tutto quello che volevi da me, che cos’è che non hai avuto? Cosa non hai trovato? Qual è la cosa che non ti ho dato di avere?»
Gli invisibili interlocutori hanno sempre dimostrato di gradire i contatti con i viventi e non si può escludere che essi ne possano trarre un qualche giovamento.
In una comunicazione di Gregorio, un’Entità che in vita fu un monaco cristiano vissuto nel VI secolo, viene molto chiaramente espressa questa disposizione positiva nei confronti del contatto. Nello stesso tempo richiama benevolmente il Bacci a non disporsi di malavoglia ad esso.
«E’ piacevole per voi e per noi stare in compagnia il più a lungo possibile.
Marcello non ascoltarmi di malavoglia, come se ormai il mio pensiero riguardasse solamente la tua persona, ma valuta bene le mie parole. Fa in modo che queste pareti non ti servano più a contestare».
In altre occasioni fu esternato il piacere di questi contatti, come nei due esempi che seguono:
«In questo momento vi posso vedere: sono davanti a quegli amici carissimi che mi ascoltano. Tutto questo determina in me una sensazione di gioia profonda».
«Anche per noi, questa mezzora passata assieme, è stata di grandissimo conforto, tutti i nostri amici conoscono il vostro nome»
A centinaia ormai si annoverano i casi di riconoscimento delle Entità comunicanti da parte dei presenti.
In particolare vorrei riportare il caso di Sergio Giomi, amico stretto e compagno di ricerca di Marcello Bacci, affiancatosi a lui per oltre un ventennio. Deceduto nel gennaio del ’92 si è manifestato con la propria voce alla radio il 2 febbraio dello stesso anno, assolvendo un «patto oltre la vita» stipulato a suo tempo con il Bacci, e cioè il primo che sarebbe morto si sarebbe fatto sentire attraverso la radio dando così prova della propria sopravvivenza.
La comparsa della voce di Sergio Giomi è preceduta da una frase pronunciata da parte di un’altra Entità che dice: «Qua Sergio presenta la sua voce e torna a venire, parla Sergio». Segue poi un bellissimo coro alla conclusione del quale l’Entità entra con la sua voce, riconosciuta con grande commozione da tutti gli amici presenti all’esperimento:
«Siamo di qua, siamo nella Luce! Te l’ho spiegato, devi riconoscerlo. E allora si continua a vivere. Le colline, i prati verdi, anche là è la vita. Qui tutti stanno bene. Dovresti ricordare che parlavi lì alla radio e comunicavi con loro.
E conoscer che non ho bisogno di nulla! Il cosmo è nostro, la nostra mente è pura.
Ricordi Marcello, le difficoltà per comunicare con lo Spirito… il bene dell’amore».
Circa un terzo della durata dei contatti è dedicato ai messaggi di carattere familiare.
Le «voci» hanno sempre privilegiato le comunicazioni con i congiunti quale prova diretta della continuità della vita oltre la morte.
In questi contatti di natura personale sono coinvolti principalmente i figli passati nell’altra dimensione che cercano di comunicare con i propri genitori per rassicurarli del loro nuovo stato esistenziale.
Questi contatti, oltre a suscitare un immediato impatto emozionale di grandissima portata in chi ne è coinvolto, rappresentano la prova più convincente dell’ autenticità della manifestazione.
In genere una «voce» si fa intermediaria rivolgendosi ad uno degli ospiti presenti e lo informa della presenza del congiunto.
In altri casi i defunti si manifestano direttamente pronunciando ripetutamente il proprio nome ed esprimendo, sia pure con poche parole, il proprio messaggio con una forte carica emozionale.
Ciò che veramente ha dello straordinario è che le loro voci sono modulate con il timbro, cadenza ed inflessione riconosciute spesso dai congiunti.
Le caratteristiche di queste «voci» sono molto diverse tra loro: possono essere maschili o femminili, infantili, giovanili o adulte. A volte le frasi vengono pronunciate lente, come se l’interlocutore avesse difficoltà di trovare le parole, altre volte sono veloci e si esprimono senza difficoltà.
Grazie all’enorme casistica acquisita fino ad oggi si può legittimamente credere che di là della morte fisica, il «quid » sopravvivente conserva la capacità di esprimere con efficacia ed intensità sentimenti, affetti e ricordi.
Come già detto in precedenza gli invisibili interlocutori hanno sempre privilegiato i messaggi personali; spesso hanno raccomandato di favorire la partecipazione di numerose persone per realizzare incontri che potessero alleviare le sofferenze.
In una comunicazione l’Entità conosciuta come “Il Saggio” ha affermato così questo concetto:
«Nel Centro confluiscono parecchi, la loro condizione è di intensa infelicità di fronte ai problemi per loro schiaccianti che pone la realtà che li circonda:
il ”Saggio” è capace di comprendere a fondo gli uomini e gli avvenimenti, il suo compito è comunicare al pubblico questa conoscenza».
Anche l’Entità Gregorio si è rivolto ai genitori con parole di profonda comprensione, rassicurando i dubbiosi e indicando loro la via da percorrere:
«Care mamme, ve lo abbiamo già detto, i vostri cari soffrono soltanto se voi soffrite. Verrà il giorno in cui vi si sveleranno i misteri, la caligine sarà dissipata e tutti sarete avvolti in una chiara luce. Un tempo lascerai il tuo corpo là dove lo hai trovato, per raggiungere un altro ordine di cose. »
Ora procediamo a trarre le conclusioni.
Molti possono essere i modi di studiare quegli eventi di natura paranormale che coinvolgono la sopravvivenza della personalità umana dopo la morte.
Molte persone cercano di indagarli spinte da motivazioni dove i contenuti dei messaggi prevalgono sicuramente su tutto, come nel caso di persone che cercano un contatto con il proprio caro nell’altra dimensione.
Altri, pur consci dell’enorme posta in gioco, si pongono l’obbiettivo di capire i fenomeni nel loro esprimersi. Per questo essi cercano di individuare tutti quegli elementi che concorrono a dare maggiore significazione e valenza a ciò che deriva dalla sperimentazione pratica.
Chi conosce il mio lavoro trentennale conosce altrettanto bene l’impostazione che ho sempre dato alle mie ricerche. Ogni giorno che passa sono sempre più convinto di aver intrapreso una strada costruttiva.
Per dare significato e credibilità ai fatti sono necessari dei dati oggettivi.
E’ per questo motivo che ritengo indispensabile che i fenomeni di cui siamo testimoni debbano essere indagati, fin dove è possibile, con le metodiche ed i mezzi che la Scienza ha individuato e riconosciuto essere idonei per la ricerca specifica.
Per questa ragione deve essere compito dei ricercatori evidenziare oggettivamente, documentando il più possibile, tutte quelle che vengono rilevate come anomalie rispetto quanto la Fisica ha previsto con le sue leggi.
Solo in questo modo si può avere la speranza di riuscire a sensibilizzare gli ambienti culturali che possono determinare possibili revisioni ai paradigmi che oggi sono considerati inamovibili dalla scienza accademica. E’ questo un processo molto lento, simile ad un bradisismo, avente in sé tutti i presupposti per possibili nuove conquiste conoscitive ed un’evoluzione culturale.
Con quest’impostazione nel 2000, assieme a Daniele Gullà, abbiamo fatto una ricerca preliminare sulla struttura elettroacustica delle voci ricevute da Marcello Bacci.
Utilizzando sofisticati software professionali adatti a questo tipo di indagini furono analizzate le voci di Friedrich Jurgenson, di Guglielmo Marconi e quella di Chiara Lenzi, la figlia defunta di un nostro comune amico e studioso del fenomeno Giuseppe. Le loro voci da vivi furono messe a confronto con quelle paranormali ricevute da Bacci.
I risultati furono veramente incoraggianti a proseguire questo tipo di ricerca.
Oltre a mettere in luce delle anomalie elettroacustiche caratterizzanti le voci paranormali (che allo stato attuale delle ricerche sembrano essere ricorrenti), i software usati per l’analisi rivelarono una forte somiglianza tra le voci paranormali e le voci normali di quando questi personaggi erano in vita. In particolare la voce paranormale di Chiara Lenzi si rivelò essere somigliante per il 95% a quella da viva.
Concludo questo mio rapporto sui fenomeni che avvengono a Grosseto nella speranza di avervi fornito qualche spunto di riflessione su questi eventi straordinari.
Sono pienamente cosciente che una prova scientifica della realtà della sopravvivenza sarà impossibile raggiungere, poiché, se Dio la permettesse, in quel preciso istante ci sarebbe tolta la nostra libertà individuale.
Molte volte mi sono chiesto quale potrebbe essere una prova certa che un trapassato dovrebbe produrre per darci la certezza della sua reale esistenza in un'altra dimensione.
Dopo molti anni di ricerche la conclusione cui sono pervenuto è che una tale prova non esiste in quanto, anche nel caso di eventi eccezionali e straordinari, la nostra razionalità cercherà sempre di dare delle spiegazioni che in qualche modo trovano riscontro nei modelli interpretativi della realtà acquisiti e gestiti dalla razionalità.
Le nostre esperienze fatte a Grosseto, sicuramente insufficienti per poter essere considerate prove oggettive, ci offrono invece preziosi indizi sul piano soggettivo, altrettanto validi, che ci consentono di accettare in piena libertà questi segnali come provenienti da una Realtà Spirituale.
Vigo – Spagna, 24 Aprile 2004