Breve storia della metafonia (da wikipedia)
Comunicare con l'aldilà
con la tecnologia: l'annuncio
Nel 1934 in una seduta spiritica con una medium,
Bice Valbonesi e alla presenza dell'allora
presidente della Società Italiana Studi Psicofonici,
l'ingegner Lorenzo Mancini affermò di aver ricevuto
un messaggio da una entità che diceva di essere uno
scienziato e annunciava che «negli anni a venire
sarebbe stato scoperto nel campo
dell'elettromagnetismo qualcosa che avrebbe
consentito di parlare coi defunti in maniera
diretta».
Studi e opinioni degli ecclesiastici
Nel 1952 furono testimoni di questo genere di
fenomeni al Laboratorio di Fisica dell'Università
Cattolica del Sacro Cuore a Milano anche il rettore
e fondatore della stessa padre Agostino Gemelli e il
suo amico e collaboratore padre Pellegrino Ernetti
che ne informarono immediatamente il Vaticano nella
persona del Santo Padre Pio XII il quale li
incoraggiò negli esperimenti, dicendogli: "Caro
padre Gemelli, non ha davvero nessun motivo di
preoccuparsi. L'esistenza di queste voci è un fatto
rigorosamente scientifico. Questo esperimento
potrebbe divenire la pietra angolare di un edificio
per gli studi scientifici che rafforzerà la fede
della gente nell'Aldilà" .
Papa Paolo VI scrisse inoltre queste parole: "In
Vaticano ho incontrato un atteggiamento favorevole
nei confronti della metafonia" quando nominò
Friedrich Jürgenson, famoso ricercatore del fenomeno
delle voci elettroniche, Cavaliere dell'Ordine di S.
Gregorio.
Padre Pistone, Superiore della Società di San Paolo
in Inghilterra, dopo i colloqui con i defunti
rilasciò la seguente dichiarazione: "Nelle Voci non
vedo niente di contrario agli insegnamenti della
Chiesa Cattolica; sono qualcosa di straordinario ma
non c'è ragione di temerle, né vedo alcun pericolo"
.
Il Giusto Reverendo Mons. Prof. C. Pfleger commentò:
"I fatti ci hanno dato la consapevolezza che fra la
morte e la risurrezione c'è un altro stadio di
esistenza post mortem. La teologia cristiana ha poco
da dire riguardo a questo stadio"
Padre Gino Concetti, uno dei teologi più competenti
del Vaticano, ha detto in una intervista: "Secondo
il catechismo moderno, Dio consente ai nostri cari
defunti, che vivono in una dimensione ultra-terrena,
di inviare messaggi per guidarci in certi momenti
difficili della nostra vita. La Chiesa ha deciso di
non proibire più il dialogo con i morti, a
condizione che questi contatti siano motivati da
seri propositi religiosi e scientifici" .
Il cugino di Papa Pio XII, il Rev. Professor Dott.
Gebhard Frei, noto parapsicologo a livello
internazionale e presidente della Società
Internazionale dei Parapsicologi Cattolici affermò:
"Tutto ciò che ho letto e sentito mi obbliga a
credere che le voci provengono da entità
trascendentali e individuali. Mi piaccia o no, non
ho il diritto di dubitare della genuinità delle
voci".
Friedrich Jürgenson

Dal 12 giugno del 1959 si iniziarono ad organizzare
in maniera metodica esperimenti e studi su questo
nuovo campo di indagine[8]. Il personaggio che aprì
la vera e propria storia del fenomeno delle voci
elettroniche fu infatti il regista cinematografico
svedese Friedrich Jürgenson. Tutto iniziò
casualmente proprio in quella data mentre era
intento a cercare di registrare la voce di alcuni
uccelli sulla finestra della sua casa di campagna
per mezzo di un magnetofono. Nel riascoltare il
nastro si accorse che si udivano voci lontane e
mormorii, che lui stesso non aveva percepito
direttamente, in cui si sentiva chiamare per nome.
Fece in seguito numerosissimi esperimenti,
coinvolgendo un grande numero di persone e
producendo migliaia di nastri, e ipotizzò che tali
voci appartenessero a persone defunte.
Konstantin Raudive
Intanto, altri studiosi cominciarono a seguire e
praticare questo tipo di ricerca parapsicologica.
Tra essi, merita sicuramente d'essere nominato il
lettone Konstantin Raudive, che a partire dal 1964
impresse su nastro 72.000 registrazioni in diverse
lingue che ritenne provenienti da un'altra
dimensione.
Il diodo rivelatore di Raudive
Sebbene il primato sia difficilmente accertabile con
riscontri documentali, a Konstantin Raudive si
attribuiscono i primi concreti esperimenti condotti
con un particolare circuito elettronico. Lo studioso
partì dal presupposto teorico che l'eventuale quid
sopravvivente dopo la morte fisica potesse essere
evidenziato con l'utilizzo di quel circuito.
Ovviamente Raudive non inventò il rivelatore ma solo
questo particolare uso.
Il suo diodo rivelatore è definito dalla
radiotecnica come: circuito LC risonante in
parallelo. Consta di una bobina di sottile filo di
rame isolato (induttanza) avvolta su di un supporto
isolante, di un condensatore (a pastiglia) e,
appunto, di un diodo rivelatore (attualmente al
silicio, ma ai tempi di Raudive al germanio) e di
una cuffia ad elevata impedenza (nell'ordine di
almeno 600 - 1000 ohm). Pur nella sua estrema
semplicità, detto circuito sta alla base di tutta la
radiotecnica. La più rimarchevole differenza del
diodo di Raudive rispetto ai consueti circuiti,
consisteva nell'avere adottato un condensatore fisso
al posto di uno variabile. La differenza non è di
poco conto dal momento che un variabile permette di
selezionare meglio una determinata lunghezza d'onda,
cioè come viene detto in gergo: la sua selettività
ha fianchi più ripidi. Senza entrare nei dettagli si
può affermare che il dispositivo di Raudive è un
primordiale radio-ricevitore ad amplissima banda
potendo spaziare dalle onde lunghe fino alle onde
corte. Ne consegue che l'ascolto in cuffia (l'unico
possibile essendo un ricevitore autoalimentato dalle
onde hertziane) produrrà un caotico insieme di
suoni, di rumori, di voci di ogni tipo. In genere si
tratta di una moltitudine di emittenti commerciali
nazionali e internazionali e anche di servizi di
pubblica utilità, ma difficilmente discernibili e
perciò identificabili. Questa particolare difficoltà
nel discernere qualcosa di intelleggibile comportò
l'uso del dispositivo privo di una antenna allo
scopo di togliere le indesiderate interferenze di
natura radioelettrica.
Il registratore di Raudive
Qualunque genere di dispositivo di ricezione venga
adottato per captare le voci il registratore è
l'elemento comune e fondamentale di laboratorio in
quanto permette di fissare nel tempo le esperienze.
Per gran tempo la scelta obbligata fu il nastro
magnetico nelle due presentazioni commerciali: in
bobina o in cassetta. Raudive aveva un consulente
tecnico ed anche collaboratore il quale ha lasciato
progetti e descrizioni di vari dispositivi di
captazione ed anche uno spettrografo per le analisi
delle voci. Si tratta dello svizzero Alex Schneider
di St. Gallen (vedasi sezione Note). Questo studioso
relaziona che Raudive fa praticamente tutte le
registrazioni con il Telefunken M. 85 (a valvole che
non viene più fabbricato. La relazione dello
Schneider, allegata al libro di Raudive, non è
datata ma si presume possa essere stata stilata
verso i primissimi anni Settanta del Novecento.
La parte della relazione tecnica dedicata alle
caratteristiche tecniche del magnetofono valvolare
si chiude con una osservazione, sempre dello stesso
Schneider, qui riportata nella traduzione in
italiano: Comunque, le voci sono assolutamente
indipendenti dal tipo di radio, di microfono o di
registratore.


